Il Rock Sacro di Michael Mellner

Mi è difficile se non impossibile essere imparziale nel recensire l’ultimo album di Michael Mellner. Ascoltare l’opera Rock sacra di un autore del quale studio i fraseggi e i lick da anni. Sentire la tecnica e cercare di immaginare  come sono state costruite le armonie musicali e le note incastrate tra gli accordi. Ci ho provato. Ascoltato e riascoltato varie volte. Fare una recensione e cercare difetti per me sarebbe come leggere un libro di Umberto Eco e cercare un errore di grammatica, del resto non è detto che debbano esserci necessariamente critiche negative. Per questo la mia opinione ha tardato ad uscire, ma ho deciso per essere coerente con il concept dell’album di postarla di domenica. Premesso il mio pensiero molto personale inizio il discorso.

La confezione del cd, della poliedizioni edito dalla Heristal Entertainment, è in cartone, come a ricordare i vecchi LP, questo formato mi è sempre piaciuto; aprendolo troverete all’interno prima la foto della custodia dello strumento dell’ artista, poi la citazione del salmo 150, 3-5:

“…lodatelo con arpa e cetra; lodatelo con timpani e danze,lodatelo sulle corde e sui flauti. Lodatelo con cembali sonori…”.

Da ciò capirete che Michael Mellner è una persona molto religiosa e per questo vi invito anche a leggere le note all’interno del libretto che contiene degli appunti sull’origine delle canzoni e sulle motivazioni che hanno portato  l’autore a sceglierle, il tutto tradotto anche in inglese probabilmente per dare l’idea di universalità. Le foto in bianco e nero sono di Paride Scuffi, quelle interne al disco di Marco Serri, la grafica di Fabio De Rosa.

Il brano introduttivo è Adeste, un brano natalizio che dopo averlo ascoltato sembra sia un pezzo rock classico. Interessante l’inizio con chitarra in sottofondo molto soffice ma dagli echi Hendrixiani; (un omaggio a Foxy Lady?) viene eseguito come se fosse un inno. Prosegue, dopo il canto, con un assolo e dei fraseggi totalmente nuovi. Kyrie eleison scorre perfettamente ed è un dialogo tra la chitarra e le voci simili a canti gregoriani. The giver molto romantica e riflessiva, quasi d’atmosfera, commuovente. It’s time to rock diceva Malmsteen ed ecco Victime Paschali, brano di quasi sei minuti che è un piccolo capolavoro;  dopo la morte di Cristo immaginate un violento temporale e la tristezza assoluta, la rabbia spinta dalle tastiere e dal violento assolo finale della chitarra e poi gli arpeggi finali che culminano, dopo vari fraseggi alternati tra i tasti bassi e poi sulle ottave, in un particolare accordo maggiore risoluzione del riposo di Cristo che si libera dalle sofferenze. Questo brano sarebbe degno di essere riprodotto in un musical in teatro con tanto di scenografia ed attori danzanti. Sanctus è una ballata alla Satriani di cui non riesco a dire nulla, meglio far parlare la chitarra (n.b. sopratutto il fraseggio finale). Con We shall sing siamo a metà dell’opera, continua la melodia, ottima la scelta del contrabbasso che suona in modo più caldo e naturale. Gloria in Exelsis Deo: entriamo in chiesa. La chitarra imita il canto in un botta e risposta zeppeliniano che poi prosegue in una melodia e un sound alla Brian May, ma poi cambia e si eleva ad arie sacre dando spazio alle voci cui seguono i fraseggi dove non si risparmia la Whammy bar.

Christus vincit è un breve brano di cui bisogna cogliere le sfumature, ci riuscirete?

Salve regina è un brano a quanto pare rivisitato totalmente rispetto all’originale con solo tastiere e chitarra. Aldilà del significato religioso che l’autore vuole attribuire vi invito a chiudere gli occhi, ascoltarlo e a coglierne l’elevata spiritualità; avrete la sensazione di abbattere le barriere materiali e avvicinarvi allo spirito.

Il rock negli anni è stato visto come il diavolo, falso luogo comune amplificato negli anni e invece no, la musica può tutto, la musica è comunicazione ed è universale, può entrare nel cuore e nell’animo con la giusta dose di tecnica. Stupendo album dagli ottimi spunti che consiglio a tutti coloro che suonano uno strumento a corde e non.

In Rock in Ecclesia c’è tutto. C’è l’origine del mondo e della musica, la storia dell’eterna lotta tra il bene e il male, le guerre, l’odio, l’amore, la rabbia, il rock classico e quello moderno, lo spirito, la preghiera, il canto, la sofferenza, la vita, la morte e la resurrezione, Cristo e il diavolo, ma sopratutto lei: la chitarra.

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One thought on “Il Rock Sacro di Michael Mellner

  1. Michael Mellner ha detto:

    Carissimo…ti ringrazio per il bellissimo commento che mi ha colpito il cuore. Sono contento che ti sia piaciuto e anche che ancora ti eserciti con i miei esercizi dei tempi dell’insegnamento. Per dir la verità li uso ancora io stesso! ancora ti ringrazio e spero di vederti presto. un abbraccio…mic

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