Ho visto la casa di Handel/Hendrix

Sono a Londra, una delle mete più ghiotte per chi come me è a caccia di eventi e di tutto ciò che fa cultura. Da un pezzo desidero visitare la casa di Jimi Hendrix, stesso edificio in cui abitò il noto compositore Handel.
L’entrata principale di cui usufruivano gli artisti è al 25 Brook Street, mentre l’accesso al museo è nel retro, ossia in via Lancashire Court.
All’ingresso trovo varie brochure con la mappa del museo e gli eventi che si svolgeranno, nonché vari libri in vendita.

Inizio la mia visita. Nel primo piano, la stanza dei costumi di Handel, offre anche chicche di Hendrix, come ad esempio in vetrina la mitica giacca rossa e una busta di corde per chitarra elettrica.
Quattro figure mostrano l’abbigliamento usato da Hendrix in quegli anni e, appesi con delle crucce in un supporto, gli abiti di scena usati per le opere di Handel. In un baule ci sono anche parrucche e accessori vari. Per i maniaci dei selfie ci sono due gigantografie degli artisti in stile cartone animato. Passo alla stanza delle composizioni di Handel: quadri, un pianoforte a coda, una scrivania, arredamento in pieno stile dell’epoca e un pianoforte con doppia tastiera a muro. Infine la Handel music room comprende oltre ad oggetti vari in vetrina anche la stanza da letto.
Una simpatica signora, addetta alla sicurezza, ci illustra brevemente com’era la vita ai tempi di Handel e ci svela di come egli avesse deciso sin da piccolo di farsi castrare per avere una buona voce.
Tralascio le chiacchiere e vado al piano Hendrix. Una Gibson acustica in vetrina (riproduzione) e come sottofondo le musiche dell’artista. Viene riprodotto continuamente un documentario con varie immagini e didascalie che raccontano di quando Jimi Hendrix alloggiava nell’edificio per 30 £ a settimana o del suo gusto nella scelta dell’abbigliamento. Interessante l’Octavia Pedal in vetrina, creato da Roger Mayer, usato per portare un’ottava più in alto gli assoli di chitarra in Fire, Little wing, Machine gun e Purple haze. Appesa al muro una riproduzione della Fender Stratocaster ovviamaente mancina. Eccomi finalmente nella stanza che ho sognato di vedere da anni, quella in cui viveva, suonava, riposava e creava il mio musicista preferito. Beh che dire? Riprodotta fedelmente, tutto identico a ciò che per anni ho visto in libri, foto e riviste. Probabilmente la ragazza di Hendrix, ideatrice del museo, ricordava bene; si dice anche che Jimi fosse molto ordinato nel sistemare le sue cose. Il cappello, i libri, i dischi, il registratore e anche un pupazzo in una sedia che mi ricorda David Lynch. Sono immerso in tutto ciò, quando l’addetto al controllo inizia a spiegarmi di come l’edificio è stato un po’ modificato per renderlo più fruibile e crearne un museo. Lo immaginavo: non potevano mettere ogni cosa al suo posto, sarebbe stato materialmente impossibile. Il tizio continua dicendo che prima sul letto c’era la vera chitarra di Hendrix, ma che il proprietario l’ha voluta indietro probabilmente per motivi economici, poi mi dice che si tratta di oggetti non originali. Spiega poi che Hendrix è cresciuto in un ambiente povero e che nulla ha a che fare con Handel in quanto non poteva avere la cultura musicale per apprezzare questo tipo di musica. Cerco di fargli capire che Hendrix era un talento naturale e che suonava ad orecchio, ma non accetta spiegazioni e non ho il tempo per dilungarmi in questo discorso. Trovo buffo che nonostante faccia parte dello staff del museo ne snobbi il contenuto, ma sorvolo e passo all’ultima stanza: quella dei dischi di Hendrix. Ho conferma che per l’epoca avesse tanto gusto e soprattutto curiosità. Bob Dylan, Ravi Shankar, Django. Elmore James, lo stesso Handel, ma anche tanto jazz, folk e musica psichedelica dei tempi. Mi soffermo a consultare interamente l’archivio e soddisfatto scendo al reparto shopping per qualche ricordo.
Vi consiglio vivamente di visitarlo, da fan o anche da appassionati degli anni ’60. Ne resterete sicuramente soddisfatti.

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