Il teatro degli orrori. L’album

Ormai in Italia sono veramente pochissimi i gruppi musicali che riescono a comunicarmi qualcosa di diverso dalle solite lagne amorose. Uno fra i pochi che spicca da alcuni anni nel panorama della musica indie ha sfornato un album diretto, veritiero e incazzato. Introduco così questa sorta di recensione perché da molto non mi capitava di consumare un cd. Sto parlando de: Il teatro degli orrori. Pierpaolo Capovilla – voce, Gionata Mirai – chitarra, Marcello Batelli – chitarra, Kole Laca – Tastiere, Giulio Ragno Favero – basso e Francesco Valente – batteria.
Brevemente vi descrivo questo grande disco. Un urlo spiazzante apre Disinteressati e indifferenti; già immagino vederli correre con in mano tutti i loro strumenti e arrivare sul palco sfondando il muro del suono, un inizio alla “Rock” dei Deep Purple. Anche il testo che puro e semplice cerca di mettere via le ipocrisie che dominano la società Italiana odierna, “sono accadute tante cose ma non è successo niente” è la chiave di lettura essenziale. Si prosegue con La paura, brano che continua il discorso precedente. Voi cosa ne pensate? “Si stava meglio in galera che prigionieri della strada…?”. Lavorare stanca è un pezzo dalle sonorità apocalittiche che ascolto ogni mattina prima di andare a lavorare come fosse un padre nostro dei lavoratori stanchi di essere sfruttati dal sistema. Spiazzante il passaggio dal recitato al cantato, di cui Pierpaolo Capovilla è maestro e il finale con i cori che ripetono ad libitum “non cambia” riferendosi all’Italia.  Un riff vocale accompagnato da un ruvido e martellante basso introducono Bellissima, una riflessione sull’impossibilità di poter vivere appieno la propria vita in questo paese. Si prosegue con la politica,  Lettera aperta al partito democratico fa riflettere su come il partito vada in altre direzioni pur continuando a chiamarsi tale. Un’altra donna è un ritratto o meglio una foto che vediamo chiaramente nel booklet in contrapposizione alle “Strafighe in passerella” che distraggono la gente.  Benzodanziepina e Slint affrontano il tema della pazzia, l’una in forma di fresco rock e l’altra sottoforma di una ballata riflessiva. Ancora storia e società con i brani Cazzotti e suppliche, Genova riferito al G8 e Sentimenti inconfessabili, la mia preferita in quanto a melodia. Si chiude con Una giornata di sole. Dopo tutto questo stress dato da una società lurida e corrotta: “…non chiedo tanto, vorrei soltanto il tuo sorriso, lo voglio grande così”.
Un album che vomita tutto senza mezzi termini.

Sotto le nuove date del tour.

12 febbraio – Druso Club – Ranica (Bergamo)
13 febbraio – Off – Modena
26 febbraio – Supersonic Music – Foligno (Perugia)
04 marzo – New Age – Roncade (Treviso)
05 marzo – Sonar – Colle Val d’Elsa (Siena)
11 marzo – Spazio 211 – Torino
23 marzo – Unical – Teatro Auditorium – Rende (Cosenza)
24 marzo – I Candelai – Palermo
25 marzo – Retronouveau – Messina
26 marzo – Barbara Disco Lab – Catania
30 marzo – Alcatraz – Milano
02 aprile – Capanno Blackout – Prato
23 aprile – Supernova Festival – Genova.

Il-Teatro-Degli-Orrori

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