La grande bellezza: Il capolavoro di Sorrentino stroncato dall’Italiano medio

Non avevo visto al cinema La grande bellezza, confesso di non averla neanche vista in tv dopo la tanto chiacchierata quanto ambita premiazione con l’ Oscar che dovrebbe essere orgoglio per gli italiani. Il film ho deciso di guardarlo dopo la proiezione su canale 5. Volevo proprio farmi, prima di vederlo, un pregiudizio tra social network, blog, amici, parenti e tutte le opinioni che mi sono capitate sotto orecchio. Molti lo hanno trovato noioso e pesante da guardare.
Difficile per uno come me, grande fan di Sorrentino e soprattutto di Tony Servillo  distaccarsi dall’esprimere un parere positivo sulla pellicola, appunto per questo prima ho ben assorbito la pesante dose di giudizi negativi.
Il film sin dall’inizio offre una vasta panoramica degli ambienti romani e vede il giornalista-scrittore sessantenne Jep Gambardella  immerso nella vita mondana con alle spalle un unico libro: L’apparato umano. D’impatto le musiche scelte amalgamate alla cura estetica delle inquadrature rendono il film un vero e proprio capolavoro. Astuta la scelta del cast con attori come Carlo Verdone, Sabrina Ferilli, Serena Grandi (anche se per un ruolo minore) e il cameo di Antonello Venditti.
Il protagonista si muove annoiato come i suoi amici, sebbene viva tra grandi monumenti, mostre d’arte e donne che facilmente cedono al suo fascino. La noia dell’ambiente è proprio quel che vuole trasmettere il regista e ci riesce benissimo senza fare annoiare. La voce narrante di Servillo guida tra un episodio e l’altro, tra battute azzeccate ed essenziali e brillanti monologhi.
La grande bellezza va assaporata lentamente e senza fretta, è un brivido tra la vita e la morte. Bisogna vedere e godere di ogni momento del film per carpire le reali intenzioni del regista e soprattutto per capire ogni riferimento. I personaggi ipocriti e paranoici non si prendono cura degli incantevoli ed eterni paesaggi romani, ma badano solo alle apparenze dei party.  Memorabile la scena in cui Jep affronta Stefania senza mezzi termini: “Siamo tutti sull’orlo della disperazione, non abbiamo altro rimedio che guardarci in faccia, farci compagnia, pigliarci un poco in giro… O no?”. Tutti gli eventi vengono considerati delle vetrine per apparire, anche un funerale. Un film diverso dagli altri di Sorrentino, molto profondo e che non lascia niente al caso. Ogni movimento, ogni battuta e ogni frame ha un grande senso. C’è vita, musica, psicologia, sentimento e cinismo allo stesso tempo (consiglio, per chi ha voglia di approfondire, la recensione di Roberto Cotroneo che rende molto meglio l’idea).
Inutile chiedersi perché molti hanno trovato il film noioso. Forse ormai in Italia non apprezziamo più il cinema vero, forse siamo abituati alle fiction strappalacrime in cui succede quel che vogliamo, forse vogliamo vedere solo dei sentimenti frivoli da soap opera per poi parlarne con leggerezza al bar. Se in prima serata viene presentato un film impegnativo in cui il nostro cervello deve pensare, capire ed elaborare ci rifiutiamo. Per fortuna non è il caso di tutti e per farvi piacere vi lascio citando le parole di Jep sul finale , che però non rivelano molto a chi ancora dovesse vederlo:
Finisce sempre così. Con la morte. Prima, però, c’è stata la vita, nascosta sotto il bla bla bla bla bla. È tutto sedimentato sotto il chiacchiericcio e il rumore. Il silenzio e il sentimento. L’emozione e la paura. Gli sparuti incostanti sprazzi di bellezza. E poi lo squallore disgraziato e l’uomo miserabile. Tutto sepolto dalla coperta dell’imbarazzo dello stare al mondo. Bla. Bla. Bla. Bla. Altrove, c’è l’altrove. Io non mi occupo dell’altrove. Dunque, che questo romanzo abbia inizio. In fondo, è solo un trucco. Sì, è solo un trucco”.

toni-servillo

Annunci

3 thoughts on “La grande bellezza: Il capolavoro di Sorrentino stroncato dall’Italiano medio

  1. Giulia Flu ha detto:

    Io non credo di essere un’italiana media. Volete esprimere il vostro giudizio? Bene! Fatelo pure! Ma non rompete i coglioni a chi non ha gradito il film tacciando questi ultimi di essere inferiori o utilizzando formule dispregiative! Anyway, vogliamo parlarne? …Con questo film avete stancato: personalmente, lo trovo vomitevole. Lo vidi appena uscito al cinema e ne uscii disturbata e turbata…profondamente nauseata…tutto questo gonfiare, gonfiare, gonfiare! Ricordo che riuscivo soltanto a pensare “Ma come fa un regista a fare un film con scene così surreali, eccessive e stucchevoli una dopo l’altra, scene che quasi si rincorrono e si superano l’una con l’altra per idiozia ed imbarazzo -del tipo la giraffa nel colosseo- pensando di creare un minimo, non dico un massimo, d’interesse visivo nello spettatore?”…Cioè io…a un certo punto ero lì disarmata: della serie “ah ok ora ci sono le giraffe bene” “ah ok bello ora i fenicotteri proprio non me l aspettavo -.-” D’accordo, mi bevo la teoria secondo cui avesse proprio l’intento di disgustare, diciamo che però, il film in generale, dovrebbe avere come primo fine quello di intrattenere lo spettatore creando un qualche filo di interesse…per me, non è riuscito. Ho amato “Le conseguenze dell’amore”, molto lontano da questo minestrone di brutture. Ciao e smettetela. Giulia

  2. prschifano ha detto:

    Ovviamente è un film che divide e qualcosa lascia che sia stupore o nausea e disgusto come nel suo caso. Il post si riferisce non a chi lo ha visto al cinema, bensì a chi in prima serata ha cambiato canale e gridando subito il flop aspettandosi magari una fiction alla Garco & Arcuri o una commedia in stile Cesaroni. Nessuno è inferiore, ma prima di svalutare qualcosa bisogna guardarla per intero, come ha fatto lei Giulia. Infatti non ho mancato ad approvare il commento che per me rappresenta un’opinione più importante di quella di altri utenti che osannano la pellicola. Mi fanno piacere i pareri contrastanti più di quelli che vanno a favore anche perchè l’intento del blog è proprio quello di suscitare il dibattito. Per il resto è una questione di gusti. Grazie e buona giornata.

    Giuseppe.

  3. Giulia Flu ha detto:

    Credo di non essere stata abbastanza pronta io nel cogliere questo punto dell’articolo, o magari era l’articolo a non lasciar intenderlo. In ogni caso, di base, personalmente, non amo le formule di discriminazione. Spesso ne facciamo uso, non dovremmo. Giulia

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...