Am I neet? Pt.2 Il servizio di Lucignolo

Forse lo sono o forse no. Magari cerco in tutti i modi di negarlo a me stesso. Fatto sta che passati un paio di giorni dalla pubblicazione del post “Am I neet?” vengo contattato da una delle inviate di Lucignolo, si, parlo proprio di quello su Italia uno con Enrico Ruggeri e Marco Berry. A quanto pare è piaciuto il post, la mia esperienza e dopo qualche domanda sul mio curriculum lavorativo e di studio mi viene detto che non rientro esattamente nella figura ricercata per il servizio. Per un attimo mi chiedo: ma allora non mi vogliono neanche tra i neet? Non proprio, ma per il tipo di servizio che devono fare cercano una persona che al massimo abbia il diploma e che: Né studi, né lavori. L’inviata mi chiede se posso cercare una persona nelle mie zone che rientri in questa fascia della categoria. Ok. Un giro di telefonate e ho pronto il ragazzo. Poco dopo vengo informato che per motivi tecnici hanno scelto di fare il servizio con un ragazzo del milanese.
Beh, pazienza, anche se non nascondo che mi avrebbe fatto molto piacere conoscere gli inviati e partecipare anche con un piccolo cameo al servizio. Ma a questo punto mi incuriosisco e aspetto fino a domenica 9 febbraio alle 21.30 per godermi lo show e vedere come verranno rappresentati i Neet da Lucignolo.
Guardandolo penso che se avessi avuto l’età del ragazzo (21 anni) avrei vissuto nelle stesse condizioni:  quella è l’età dei lavoretti che ti consentono una birra e le sigarette con gli amici, l’età della ragazza in giro sul parco, l’età dei sogni. Il giovane pur essendo un Neet per la situazione in cui si trova e per lo stile di vita che conduce non rappresenta tutta la categoria. Ognuno ha una storia diversa alle spalle e ha avuto possibilità diverse.  Ne sa qualcosa chi ha superato i trent’anni, perché per lo stato è troppo vecchio per essere assunto e troppo giovane per la pensione. Certo che a vent’anni iniziare così non è il massimo considerando che già in altri stati a quell’età lavorano e vivono soli. Il servizio ha suscitato molte reazioni, ma non bisogna criticare il caso specifico. Quello è un esempio per dire: “Ci sono dei giovani che hanno perso la speranza già all’inizio. Perché il governo non comincia a darsi una mossa?”.  Il messaggio e la cultura che lo stato corrotto ci ha inculcato è che diplomarsi o laurearsi non serve più a nulla, almeno in Italia dove prevale il clientelismo e parentopoli anziché le possibilità uguali per tutti. Da questo spunto bisogna rendersi conto che ci sono i Neet che spediscono migliaia di Cv al giorno, ci sono quelli che fanno il call center per una miseria (spesso non li pagano neanche), ci sono quelli che fanno i commessi (fortunati anche perché pure per questo è necessario il famoso calcio nel sedere), ci sono i camerieri nelle pizzerie ma ci sono anche quelli che vivono alla giornata e rinunciano pure a cercare: come possono i giovani credere ancora che un Cv e le proprie referenze inserite nel sistema automatico di una multinazionale o di una qualsiasi azienda verranno valutati? Ci sono anche quelli che arrivano a gesti estremi e disperati, per cui non vi arrabbiate per delle categorizzazioni, ma traete da ciò uno spunto per riflettere e per reagire. Il sistema è marcio e necessita di trasparenza e onestà.
Ma tornando a noi con questa esperienza non posso che accendere la risposta (spero non definitiva) alla domanda di cui sopra e rendermi conto che:
Maybe I’m a Neet.

Neet

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2 thoughts on “Am I neet? Pt.2 Il servizio di Lucignolo

  1. Nicola Losito says:

    Bruttissimo momento quello che stanno vivendo i ragazzi di oggi.
    Per esperienza diretta con una delle mie figlie, posso dedurre, però, che alcune professioni sono vincenti anche in questi gravi periodi di recessione. Mia figlia quarantenne è ingegnere e a dicembre aveva perso il lavoro perché la piccola azienda con cui collaborava aveva problemi di liquidità e non poteva sostenere il costo del suo stipendio. Lei non si è persa d’animo, ha spedito CV in giro e a Febbraio ha trovato un nuovo lavoro. Questo per dire che un buon CV e un ottimo titolo di studio spesso fanno la differenza. Oggi i ragazzi pensano che anche un titolo di studio eccellente o una vera specializzazione in qualsiasi campo non serva a niente. I né né, purtroppo non possono presentare CV di eccellenza o perché sono al primo lavoro o perché gli studi intrapresi non hanno sbocco nel mercato.
    Qui manca l’indirizzo propositivo della scuola e dello Stato: dare indicazioni ai giovani su quale cammino professionale intraprendere per non cadere sicuramente nella categoria dei né né.
    Nicola

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