Fede e legalità all’Eremo di Padre Sorce. Ricordando Rosario Livatino

Eccomi all’Eremo “Don Calogero Limone” in Contrada Santa Lucia a Serradifalco. Ho ricevuto  un invito su facebook e sto partecipando con grande interesse. Si tratta di un convegno intitolato: “Le vie della legalità”, Rosario Livatino: Resa e Resistenza di un magistrato, organizzato dal Comune di Serradifalco, la Pro Loco di Serradifalco e l’Associazione Casa Famiglia Rosetta.  Arrivo alle 17.30 proprio appena l’orario iniziale.

L’Eremo  è una grande struttura che definirei quasi una sorta di villaggio a ridosso di una piccola montagna. La strada centrale è ripida e prosegue fino alla cima. Nei dintorni vari sentieri portano alla chiesetta costruita dentro una piccola caverna, alla sala conferenze e in altre casette messe a disposizione per chiunque cerchi dei momenti da dedicare ad un ritiro spirituale, il tutto costruito in pietra.
Padre Sorce arriva puntuale, mi presento e mi accoglie cordialmente. Giungono anche i ragazzi dell’Associazione Casa Famiglia Rosetta e la Ginestra di cui egli è Presidente, il Sindaco Giuseppe Maria Dacquì, il vice-sindaco Concetta Gibaldi.
All’incontro anche parroci o aspiranti tali, ragazzi del posto, medici, professori e giornalisti. Tutto è pronto e ci invitano ad entrare nella sala. Si inizia, introduce Padre Vincenzo Sorce, seguito dal Sindaco. C’è anche Ida Abate, la professoressa di Liceo di Rosario. Parla del suo alunno e lo fa con passione, con una lucidità dei ricordi impressionante e cerca di trasferire al massimo l’insegnamento che dovrebbe averci lasciato: la coerenza e l’onestà con se stessi, non solo nelle proprie mansioni ma nella vita. Presente anche Francesco Gallo del Giornale di Sicilia che enuncia alcuni scritti del magistrato. Infine Padre Sorce si lascia andare ad una descrizione del Rosario “cristiano” riguardante la sua fede “pensata”, stato d’animo che dovrebbe far riflettere e dare spunti di riflessione a molti.
Molte parole per ricordare il  magistrato di Canicattì  ucciso il 21 settembre del 1990 sulla SS 640 mentre si recava, senza scorta, in Tribunale, per mano di quattro sicari assoldati dalla Stidda agrigentina, organizzazione mafiosa in contrasto con Cosa Nostra.  Viene anche ricordato nel film “Il giudice ragazzino” di Alessandro Di Robilant.
Iniziativa veramente degna di nota che potrebbe essere ripetuta anche in ambienti meno raccolti, così da dare il giusto merito a persone che si sono impegnate e hanno dato la vita per migliorare, citando Borsellino, questa terra “bellissima e disgraziata”.

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