Il grande Eco di Umberto

Spesse volte  nella lettura mi faccio guidare dai consigli di qualche amico. Uno di questi prima di partire per un lungo viaggio mi ha lasciato un romanzo di Umberto Eco: Il cimitero di Praga. Ultima fatica del semiologo che secondo me potrebbe permettersi di scrivere in qualsiasi lingua anche con i piedi mentre col resto del corpo è impegnato in altre attività ludiche. Ho divorato velocemente le circa cinquecento  pagine del romanzo di una delle opere a mio giudizio più ben architettate e costruite nei dettagli.
La narrazione è scandita in forma di diario epistolare scritto dai due personaggi o “forse” l’unico dalla doppia personalità. Una terza prospettiva,del narratore, vede le vicende dall’alto riassumendo gli intrecci della trama che altrimenti avrebbero inondato di inchiostro chili carta.
Le prime pagine descrivono le rue e boulevard di Parigi che, come se riprese da una steady cam, portano il lettore dritto nella casa del falsario Simonini momentaneamente in stato di perdita di memoria. Susseguono racconti del passato, esili, cospirazioni, bombe, rivolte, omicidi, sette sataniche, esorcismi che culminano nella produzione del tanto premeditato e studiato documento finito nelle mani di Hitler. Fra una pagina e l’altra si alternano, per alleggerire la lettura, simpatiche vignette tratte dal personale archivio dello scrittore. I capitoli sono titolati in modo semplice e descrittivo. Il linguaggio è magistralmente congegnato per il contesto epocale. Un personaggio ottocentesco sarcastico e quasi piacevole nelle sue malvagità. Qualcuno vede rispecchiato nel protagonista lo stato d’animo dell’autore, soprattutto negli ultimi capitoli, dal momento in cui non si sente più le forze di continuare, ma questo è nella libera interpretazione del lettore.
Molte le critiche per le eccessive malvagità sugli ebrei, ma secondo me, il lettore dovrebbe calarsi nell’opera e interpretarla nel contesto storico e romanzesco in cui è ambientato, trovando così il perché di tale scelta. Molti intellettualoidi definiscono il libro scadente, ripetitivo e con idee riutilizzate da altri grandi autori.  Forse questi blogger anonimi dovrebbero presentarsi e darci in pasto le loro opere.
Unica pecca potrebbe essere la lunghezza degli ultimi capitoli, che potrebbe confondere il lettore, scelta che trova giustificazione nella cura dei dettagli, ma anche a questo ha pensato Eco riportando a fine romanzo una cronologia dettagliata dello svolgimento degli episodi.
In fin dei conti un romanzo pop, storico e di forte impatto, che alterna le cospirazioni a dicerie e impressioni del popolo dei tempi su Garibaldi, Mazzini e altri personaggi storici dell’epoca. La bellezza risiede proprio nel saper ben amalgamare i personaggi realmente esistiti tramite l’intreccio narrato da Capitan Simonini e Abate Dalla Piccola. Un romanzo degno di essere studiato in sostituzione dei Promessi sposi alle superiori. Coltiverebbe negli studenti nuove idee e sarebbe un ottimo spunto per varie riflessioni.

La copertina del romanzo
La copertina del romanzo
Umberto Eco
Umberto Eco
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